FISHING – PESCI, FADs e TEORIE

Il fenomeno che porta i pesci a raggrupparsi al di sotto di oggetti galleggianti ha generato varie teorie sul fenomeno di attrazione dei FADs. Vedialmole.
I FADs richiamano i pesci esca, i predatori e… i fisherman

FADs, acronimo dall’inglesismo “Fishing Aggregating Devices” (ovverosia dispositivi per l’aggregazione di pesci): ma cosa diavolo sono?
Torniamo indietro nel tempo: anno 1628 a.c., una violenta eruzione nell’Egeo distrugge la culla della civiltà minoica, la mitica isola di Thira, conosciuta oggi come Santorini. Fra le rovine vengono successivamente ritrovate numerose testimonianze di un popolo colto e progredito, fra cui l’affresco del celebre pescatore di Akrotiri, che lo raffigura con dei pesci inconfondibili, le lampughe.
L’arte della pesca su quelli che oggi vengono chiamati FADs, ma che, a seconda delle lingue, potremmo chiamare anche cannizzi, kannizzati, capcers, tsukegi, etc., come testimoniato anche dal dipinto citato, ha avuto origini antiche e per molto tempo è stata la fonte di sostentamento per generazioni di pescatori di tutto il mondo, e nel Mare Nostrum, dalla Sicilia a Malta, fino ad arrivare alle Baleari.
Il fenomeno che porta i pesci a raggrupparsi al di sotto di oggetti galleggianti è stato ampiamente studiato negli ultimi decenni e cercheremo in questo articolo, che forse ad alcuni sembrerà un po’ tecnico, di esporre le varie teorie circa il fenomeno di attrazione dei FADs.
Il loro potenziale sfruttamento è passato in molte località del mondo, da tipicamente legato ad una pesca tradizionale sino a mezzo per favorire e potenziare la pesca sportiva, soprattutto dove questa è riuscita a diventare un volano economico tale da poter diventare un vera e propria risorsa dei paesi affacciati mare.
I FADs sono dei corpi galleggianti, o semisommersi, al di sotto dei quali si raggruppano i pesci.
Il termine inglese “log” sta per corpo galleggiante, questo è un vocabolo generico usato dalla gente di mare per indicare un qualunque oggetto o residuo galleggiante, sia esso di origine naturale (alghe, rami, tronchi, residui vegetali, etc.) o antropica (tavole, resti di barche, cassette, residui di attrezzi da pesca, etc.). E i primi FADs impiegati per la pesca erano “logs” alla deriva, di origine essenzialmente vegetale, trasportati dai fiumi verso il mare.
Questo tipo di pesca, si sviluppò infatti in maniera particolare nelle acque costiere tropicali in prossimità di foreste di mangrovie o di foci di grandi fiumi e sussiste tutt’ora in determinate zone dell’America centro-meridionale, anche se al giorno d’oggi oltre la metà dei “logs” è rappresentata da oggetti di origine antropica.
Dopo una prima fase di pesca alla ricerca di oggetti alla deriva infatti, i pescatori si resero conto che anche i corpi galleggianti ancorati al fondo erano in grado di aggregare i pesci. Si sviluppò così una pesca con FADs ancorati, soprattutto per la pesca di pesci come la lampuga, nei mari tropicali e subtropicali e nel Mediterraneo.
Esistono innumerevoli ipotesi che cercano di spiegare il significato dei corpi galleggianti per i pesci. Tra le tante, di seguito se ne elencano alcune in ordine sparso, cioè ne’ in ordine cronologico ne’ di importanza.
Alcuni pesci di ridotte dimensioni possono trovare protezione dai predatori grazie alla struttura del FAD stesso e/o mediante il mimetismo. Questa ipotesi è scarsamente applicabile ai branchi di pesci di medie e grandi dimensioni, che difficilmente troverebbero un’effettiva protezione.
La presenza di piccoli pesci che si alimentano degli organismi del “fouling” dei FADs può esercitare una certa attrazione nei confronti di pesci predatori più grandi.
Gli oggetti galleggianti e/o sommersi possono costituire un punto di riferimento nelle rotte migratorie dei grandi pelagici, per esempio sembra che i tonni ritornino dopo escursioni di varie miglia allo stesso corpo galleggiante. Questa ipotesi è difficile da estrapolare per gli oggetti alla deriva, e non è stato ancora chiarito come il pesce possa individuare il FAD.
I pelagici utilizzerebbero i FADs per favorire l’incontro tra individui isolati, oltre che di piccoli branchi di pesci al fine di costituirne di più consistenti.
Alcune specie formano i branchi intorno ad altre specie o ad oggetti galleggianti, che ne costituiscono il punto di riferimento ottico.
Morale: se trovate una boa o un oggetto alla deriva, avvicinatevi col vostro fisherman e… dategli una controllatina, non si sa mai!

testo e foto Antonio Varcasia

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