FISHING – LA GRANDE RICCIOLA SOLITARIA

Traina col vivo alla grande ricciola: la tecnica di pesca. I segreti per una preda da record, spesso un pesce solitario
Traina col vivo alla grande ricciola: la tecnica di pesca. I segreti per una preda da record, spesso un pesce solitario

Riccardo “Capt. Hook” Fanelli e una grande ricciola pescata a traina col vivo

A traina col vivo alla ricerca della ricciola da record. Il sogno di molti, non facile da realizzare. Anche perché le grandi ricciole sono pesci che normalmente vivono isolati, lontano dagli spot più frequentati seguendo regole “personali”.
Molto spesso infatti il comportamento degli esemplari solitari è ben diverso da quello che hanno quando si trovano in gruppo. Il predatore solitario è un killer. Schivo, sempre in guardia, si aggira tra le rocce o in acqua libera, con movimenti lenti, ma mirati. Tutti i suoi sensi sono proiettati ad avvertire la presenza di prede o eventuali pericoli. Osservarlo nel suo ambiente naturale è come vedere una macchina da guerra programmata per una missione impossibile.
Il predatore solitario non può contare sulla forza del branco per cacciare, deve arguire tutte le sue capacità per sopravvivere e spesso diventa un pesce con una sospettosità talmente spiccata da risultare una preda difficilissima. In genere i solitari sono adulti separatisi dal branco per scelta o per necessità, che hanno iniziato la loro vita errabonda alla continua ricerca di cibo. Si tratta sempre di pesci grandi, che sviluppano anche delle caratteristiche morfologiche particolari.
Le ricciole che vivono isolate ad esempio, si riconoscono per il corpo molto allungato, la pancia sfinata e la coda molto grande. Queste caratteristiche presuppongono grandi doti di nuoto, sia nei lunghi spostamenti che nelle rapide incursioni. Le grandi ricciole solitarie, come quelle che vivono in piccoli gruppi, sono solite cacciare lungo i bordi inferiori delle secche, celando la propria presenza nelle zone d’ombra, ma non disdegnano rapide e violente incursioni in pochi centimetri d’acqua, inseguendo cefali ed altri pesci costieri fino a farli spiaggiare. Di qualsiasi specie siano, i predatori solitari sono, spesso, più difficili da monitorare e da individuare, proprio per i comportamenti singolari e personali che possono avere. Difficilmente potranno essere obiettivo delle consuete tecniche di ricerca e pesca ma, proprio per i loro comportamenti bizzarri, non di rado cadono facili vittime in situazioni anomale.

testo e foto Riccardo Fanelli