FISHING – CUBERA IN TOPWATER

Per chi pesca con le esche artificiali, pescare a pelo d'acqua una cuberà costituisce senza ombra di dubbio il massimo della soddisfazione.
Per chi pesca con le esche artificiali, pescare a pelo d'acqua una cuberà costituisce senza ombra di dubbio il massimo della soddisfazione.

Splendida cubera, tradita da un artificiale manovrato a pelo d’acqua

Per chi pesca con le esche artificiali, poterlo fare in superficie costituisce senza ombra di dubbio il massimo della soddisfazione. In genere le prede insidiabili sono i pelagici ed in particolari quelli che amano cacciare a pelo d’acqua. Le catture di pesci non pelagici in topwater è normalmente una evenienza legata a particolari momenti di spiccata attività predatoria o dovuta a particolari caratteristiche dello spot e dell’acqua.
Per questi motivi capite bene quanto sia affascinante poter insidiare a galla uno snapper, bellissimo predatore che come caratteristiche potrebbe, fra i pesci nostrani, essere paragonato ad un dentice. Appartenente alla famiglia dei Lutianidi, è famoso nel mondo per la sua capacità di risalire dal suo classico ambiente residenziale (fondali rocciosi e foci abbastanza profonde) per attaccare popper ed altre esche di superficie.
La cubera nella foto (Lutjanus spp.) è conosciuta in alcuni paesi latini come “pargo dientes de perro” ed è un combattente per cui occorre cambiare strategia e soprattutto attrezzatura di pesca. La sua mangiata esplosiva ricorda quella di un’altro pesce per cui bisogna ricorrere a misure estreme, il GT.
Il combattimento si gioca nei pochissimi secondi dopo la mangiata: drag chiusa il più possibile (dipende dall’attrezzatura e soprattutto dal pescatore), possibilmente un aiuto del capitano che velocemente mettedeve mettere in retro il fisherman e poi un combattimento serrato. 
Non sempre funziona, soprattutto con le più grandi ed esperte, che spesso hanno la loro tana decorata con i nostri amati artificiali… Forse questa è un’immagine estrema e fantasiosa, ma la “febbre rossa” è una malattia certa. E contagiosa!

testo e foto di Antonio Varcasia

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