I FISHERMAN AL CUSTOM: INTERVISTA AD ANDREA LIA

Quattro chiacchiere con Andrea Lia, boss di AL CUSTOM, sui suoi fisherman e sulla filosofia costruttiva che caratterizza tutta la linea del cantiere: AL19, AL21, AL25 e AL30.

D. Quali sono le caratteristiche base di un buon fisherman, in senso assoluto?
AL. Navigazione asciutta e veloce anche con mare impegnativo, stabilità, consumi contenuti sono assiomi indiscutibili. Che noi affrontiamo scivolando sulle onde invece di buttarle giù a spallate. Tutto il resto è questione di gusti.
D. Quali sono le carte vincenti di un AL CUSTOM, e perché?
AL. Senza dubbio le prestazioni, in senso lato. Un comportamento fra le onde impressionante, da lasciare increduli. Chi le ha provate di persona in condizioni quasi impossibili, sa di cosa sto parlando. E questa incredibile capacità di affrontare il mare è ottenuta con motorizzazioni ridotte di un buon 30% rispetto alla media delle barche americane di paragonabile lunghezza. Queste sono le armi vincenti, di certo. Tutto il resto, ancora una volta, è questione di gusti.

AL CUSTOM Andrea Lia AL25D. Nella progettazione delle carene tenuta di mare, morbidezza di navigazione, prestazioni, facilità di planata, potenza installata, consumi, comfort di navigazione, sono alcuni parametri che possono entrare in contrasto: quali sono state le tue scelte preferenziali?
AL. La verità è che, grazie a nuove tecnologie e a nuovi materiali, molti concetti o compromessi che erano validi vent’anni fa, oggi sono superati, L’esempio più lampante è il peso. Un parametro che fino a una decina d’anni fa era considerato un buon espediente per migliorare la tenuta di mare, oggi io lo vedo solo come uno dei peggiori handicap per una barca. Una barca che per navigare bene dev’essere pesante e supermotorizzata e quindi consumare e inquinare moltissimo, oggi è semplicemente una barca obsoleta. L’utilizzo intensivo e selettivo della fibra di carbonio, insieme a progetti mirati a sfruttarne il potenziale, permette di avere prestazioni fra le onde impressionanti con pesi drasticamente ridotti. Tutti i parametri che tu elenchi nella tua domanda, oggi sono abbastanza compatibili, a patto di progettare e costruire con sistemi moderni, che infatti sono sono ritenuti il futuro solo nell’ultraconservatore mondo dei fisherman, ma già da anni la norma nelle barche da regata, in quelle ad alte prestazioni e in molti yacht di lusso. D’altra parte i numeri parlano chiaro: per ottenere una rigidità e una solidità pari a un determinato schema di laminazione tradizionale è sufficiente poco meno della metà del peso se si lavora la fibra di carbonio. Di fatto noi abbiamo molti pezzi con rigidità e solidità largamente superiori e pesi ridotti del 30 o 40 per cento rispetto a chi usa sistemi più antiquati. Ovviamente tutto ciò funziona solo se a monte il disegno della carena è realizzato pensando in questi termini. Ovviamente esistono ancora alcuni venditori che continuano a valutare le barche “a peso”: questa è meglio di quella perché pesa cinque quintali di più. E’ un approccio antieconomico, antiecologico e semplicemente anacronistico. Ma siccome è impossibile introdurre certe innovazioni su scafi progettati vent’anni fa, c’è ancora chi sostiene che una cicciona sia meglio di una top model. Questa volta però, mi sa che non è questione di gusti.
 Il fatto è che l’immobilismo conviene ai venditori, non ai clienti. Ecco perché impegnarsi in progetti innovativi paga. Peraltro, a costo di sembrare presuntuoso, sono certo che entro pochissimi anni tutti i cantieri americani progetteranno e costruiranno come io sto facendo adesso: più prestazioni, meno consumo. E’ possibilissimo farlo, quindi è assurdo non farlo.
E dirò di più: nella storia dei fisherman è esistito un “prima” ed esisterà un “dopo” AL CUSTOM. Chiunque voglia rimanere vivo per il futuro in questo mercato, non potrà far finta che AL CUSTOM non sia mai esistito. Perché sarà obbligato a confrontarsi coi rinnovati parametri di efficienza energetica che AL CUSTOM ha dimostrato essere possibili.